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Etna (Parco regionale)

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Etna (Parco regionale)

Etna (Parco regionale)

Etna (Parco regionale)
Etna (Parco regionale)
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La regina di Sicilia che con i suoi 3330 m rappresenta il vulcano più alto d’Europa.
Regina perché per i siciliani l’Etna è donna: la “montagna (amuntagna, in siciliano) Etna” e non il “vulcano Etna”, come sarebbe più giusto dire.

Etna, Mappa

 

 

 

 

 

Come un enorme Buddha seduto, l’Etna scruta i siciliani e … il Paradiso. E’ alta, alta, proprio colossale questa montagna di fuoco. Fuoco che butta fuori continuamente.
L’Etna è un vulcano attivo e non fa niente per dimostrare il contrario ! La fortuna di trovarsi in vacanza da queste parti mentre ha deciso di lanciare fuoco e fiamme è un’esperienza straordinaria. Si divertono i siciliani a guardare, durante la notte, il meraviglioso serpente di fuoco che colora il cielo durante un’eruzione. E’ qualcosa di affascinante e rilassante nello stesso momento.
Etna in eruzioneL’Etna non è pericolosa per il principale motivo che è distante dai centri abitati e difficilmente un’eruzione può arrivare a devastare.
Difficilmente ma non da escludere totalmente. L’ultima grande batosta capitò nel 1928 quando la lava arrivò fino ad un passo dal mare (nel comune di Mascali). E nel 1991 Zafferana Etnea non si capisce come l’ha scampata !
L’Etna è una meta nella meta ed i viaggiatori spesso vengono in Sicilia solo per lei, per vederla almeno una volta nella vita. La sua visita è una delle esperienze siciliane da non perdere: crateri spenti, grotte, boschi, colate laviche, case sommerse da magmi del passato, panorami lunari … entusiasmano l’esterrefatto visitatore.
Ginestra dell'EtnaLa flora è presente, oltre che con tipiche colture (pistacchio, mele, nocciole, uva, olive …) anche con: pini, faggi, betulle, castagni, querce e, tra le altre, con la bellissima ed endemica ginestra dell’Etna (foto), splendida con i suoi profumatissi fiori gialli.
Sopra i 2000 metri la vegetazione lascia il posto alla sciara, ai campi lavici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qua e la bellissimi ciuffi d’astragalo colorano questo deserto nero.
Allevatori e Pecore dell'EtnaGli animali sono presenti con conigli, lepri, martore, donnole … ed il timidissimo gatto selvatico.

Non mancano gli allevatori, come questo fiume di pecore in figura ci conferma.

Siete pronti per un’esperienza vulcanica ?

 

 

PIANO PROVENZANA (NORD) E PIAZZALE SAPIENZA (SUD)

Sono i due punti più alti, rispettivamente a nord ed a sud, raggiungibili da una vettura alla quota di quasi 2000 metri. Da entrambi è possibile salire in vetta per i crateri centrali (in circa 4 ore di camminata, vedi oltre).
Monte NeroA Piano Provenzana uno dei sentieri più affascinanti è quello per Monte Nero (2000 m. s.l.m.), un cratere spento dove sono una serie di fratture, tra numerose bombe laviche che riempiono il terreno e che testimoniano di una intensa attività esplosiva. Si parte da dove inizia la Pista di Risalita Sommità dell’Etna che porta al Cratere Centrale (a piedi o con mezzi autorizzati). Si sale per circa un chilometro stretti tra la colata lavica che il 27 ottobre del 2002 incendiò quello che una volta era un bellissimo bosco e che si sovrappone a quella del 1646 (dalla quale originò, per l’appunto monte Nero)
Dopo circa 30 minuti si gira sulla destra (nord) puntando l’inconfondibile sagoma allungata di Monte Nero.
Inizia una meravigliosa passeggiata dentro il deserto lavico caratterizzato dalla presenza di numerosissime bombe laviche, testimoni di un’intensa attività esplosiva che, nel 1646 quando si originò questo monte, distrussero la rigogliosa faggeta che ricopriva quest’area. Fa da contrasto al nero della lava la presenza dell’astragalo (spino santo). Quindi
si arriva a ridosso del monte e si incontrano subito le bocche del 1923. A questo punto si può scegliere di effettuare il periplo del monte oppure salire in cima.
Nel maggio del 1923, il vulcano si aprì per circa 3 km tra i 2.000 e i 2.500 m. di altitudine alla base di Monte Nero, dove ancora oggi sono le bellissime bocche eruttive. La lava raggiunse le porte di Linguaglossa. Venne distrutta la tratta della Circumetnea. Nel lato nordovest del monte è possibile decidere di puntare verso il sottostante bosco del Monte Timparossa dove è un rifugio aperto e dove è possibile riunirsi alla Pista Altomontana (vedi oltre).

Crateri SilvestriPresso il Piazzale Sapienza sono visitabili i Crateri Silvestri (foto 3) , altri vulcani spenti, formatisi durante l’eruzione del 1892.
Sono proprio a ridosso della strada principale e si può decidere sia di vistare il Silvestrino che il Silvestrone. Capirete facilmente sul posto cosa intendiamo !
In entrambi i casi, di grandissimo impatto panoramico e “lunare” è la strada che conduce a questi due punti. La SP92 Marenevefuoco (Nicolosi-Piazzale Sapienza-Zafferana) e la SR Mareneve (Fornazzo-Piano Provenzana-Linguaglossa) scorrono con il mare e i Crateri Centrali che spesso fanno da quinta ad un continuo alternarsi di boschi, colate laviche, dagale (ovvero isole di vegetazione in mezzo a colate laviche), case sommerse da vecchie colate …
Entrambi i posti presentano ristori vari (bar, ristoranti …).
Dalla parte del Piazzale Sapienza è possibile prendere una funivia che sale fino a circa 3000 metri. Tra un po’ sarà possibile anche da Piano Provenzana (la precedente funivia è stata abbattuta dalla lava del 2002).

 
CRATERI SPENTI, OVVERO: I FIGLI DELL’ETNA

CRATERI SPENTI, OVVERO: I FIGLI DELL’ETNA

 

Comunemente chiamati “figli dell’Etna”, sono centinaia attorno tutto il vulcano e dimostrano delle migliaia di eruzioni accadute negli oltre 5000 mila anni di vita del vulcano.
E’ bellissimo poterli girare, proprio nella loro cima da dove il panorama è superbo.
Andiamo a scoprirne alcuni.

 

 

Monti Sartorius: Etna nordest, 1700 metri.
Forse la “bottoniera” più famosa. Si tratta di una serie di crateri spenti, in fila come i bottoni di una camicia, formatisi durante l’eruzione del 1865. Il sottostante campo lavico è tempestato di bombe laviche, affusolati testimoni dell’eruzione stromboliana ovvero formatesi durante l’attività esplosiva dell’eruzione (tipica dell’Etna). Neanche a raccontarlo della bellezza e curiosità dell’itinerario attorno ai crateri spenti. L’Etna presenta diverse bottoniere. Questa dei Sartorius è una delle più semplici da raggiungere.
Grado di difficoltà: media – Durata escursione A/R: 1 ora

 

Monte FrumentoMonte Frumento delle Concazze: Etna nordest, 2150 metri. Il più grande dei crateri spenti, formatosi durante l’eruzione del 1865, arduo da scalare. Molto arduo …
E’ così chiamato perché al suo interno l’astragalo, con i suoi ciuffi gialli, lo fa sembrare ricco di frumento. Dalla sua cima i sottostanti Sartorius sembrano buche da golf !
Grado di difficoltà: difficile Durata escursione A/R: 3 ore

Monte Nero: Etna nord, 2000 metri circa. Vedi sopra (Piano Provenzana).
Grado di difficoltà: medio Durata escursione A/R: 2 ore

Vulcanetto di Mojo: Etna nord, 700 metri. Dentro il paesino di Mojo Alcantara questa facile passeggiata. Grado di difficoltà: facile Durata escursione A/R: 1 ora

Crateri Silvestri: Etna sud 2000 metri. Vedi sopra (Piazzale Sapienza).
Grado di difficoltà: facile (il più basso), media (il più alto)

Monte Ilice

Monte Ilice: Etna sudest, 870 metri. Dalle parti di Trecastagni. Splendido il panorama, soprattutto sul mare di Catania. Il suo cratere, dal quale un giorno sbuffavano ceneri, lava e lapilli adesso è pieno di alberi. Monte Ilice è un cono vulcanico inattivo formatosi, secondo alcuni, durante l’eruzione del1329 che arrivò fino al mare nei pressi di Pozzillo. Si sale al monte dal lato ovest attraverso una strada a fondo naturale che attraversa uno splendido bosco di querce, lecci e ginestre. Dall’orlo del cratere, che consigliamo di percorrere
tutto, la visione è indimenticabile.
Grado di difficoltà: facile Durata escursione A/R: 1 ora


Monte Serra:
Etna sudest, 450 m, dentro il paese di Viagrande. Il suo interno, anch’esso una volta ricco di fuoco, è adesso un vigneto. Formatosi nella notte dei tempi …

Splendido il panorama, soprattutto sul mare di Catania. All’interno di monte Serra è la particolarissima “Casa delle Farfalle” con insetti provenienti da tutto il mondo.
Grado di difficoltà: facile Durata escursione A/R: 1 ora

Monti RossiMonti Rossi: Etna sud, 950 metri. Vulcano formatosi durante l’eruzione del 1669 che arrivò, distruggendola per buona parte, sino alla città di Catania. Dalla sua cima è facilmente intuibile il percorso che dovette fare la lava. Attualmente questo cratere spento (che visto da lontano sembrerebbero due) è ricoperto da una rigogliosa pineta. Disegnato da tutti i viaggiatori sette e ottocenteschi.
Grado di difficoltà: facile Durata escursione A/R: 1 ora

Anello della Grande Quercia: Etna ovest. Una serie di diversi crateri spenti. Vedi oltre.

 

LA VALLE DEL BOVE

Valle del Bove, EtnaMolto suggestiva, forse la vera cartolina dell’Etna, è la Valle del Bove, emergenza atipica per un complesso vulcanico: si tratta di una profondissima e vasta depressione della parte orientale della “montagna di fuoco”, una vera e propria vallata tutta nera neranera !!!
L’interno è ricco di millenarie colate laviche (ma anche le recenti spesso si riversano, fortunatamente, in questa enorme depressione) e di decine di vulcani spenti che, come batuffoli di magma, disegnano questo impressionante e vastissimo oceano nero. Diversi i punti di osservazione dall’alto i quali, durante le eruzioni attuali, diventano il punto panoramico preferito dai visitatori.
La magnificenza è osservare la Valle del Bove dall’alto. A seguire i punti di osservazione più importanti:

Monte Zoccolaro: Etna sudest, 1700 metri. Vi si accede imboccando la SP92 Marenevefuoco da Zafferana. Dopo 9 chilometri, sulla destra, è una deviazione che dopo 5 chilometri arriva al suo punto finale. Qua è un sentierino che subito a destra sale per monte Zoccolaro al quale si arriva dopo circa 2 ore di camminata dentro il bosco. L’escursione inizia da un sentiero ben tracciato che attraversa un boschetto di pioppi tremuli che si avvicendano con castagni, campi coltivati, felce aquilina, grandi arbusti di
rosa canina, faggi centenari e ginestre. Il sentiero è un po’ ripido ma vale la pena di percorrerlo poiché permette di ammirare panorami mozzafiato con visuali sulla ValCalanna, il versante orientale dell’Etna, i Peloritani, la Calabria e gli Iblei. In cima si trova una croce e un altare. Da qui si può godere di una splendida veduta della Valle del Bove
Grado di difficoltà: medio Durata escursione A/R: 2 ore

Val CalannaVal Calanna: Etna est, raggiungibile facilmente dal paese di Zafferana. E’ un itinerario che permette di arrivare al tratto finale della Valle del Bove, proprio al suo interno e che quindi non ha la panoramicità tipica degli itinerari a seguire. Vi si accede da un sentiero che parte dalla normale strada asfaltata ed esattamente da dove si è fermata la colata lavica del 1991-93 ed il cui serpentone nero, un tempo di fuoco (che ha sfiorato Zafferana), ancora si vede scendere dalla valle. Un altarino (uno dei tanti) è stato messo dai fedeli in segno di ringraziamento per lo scampato pericolo. Da qua, in meno di un’ora, si arriva dentro questa vallata, fino al 1991 ricca di flora ed oggi coperta per buona parte dalla lava di quella colata.
Percorsi i primi metri si intravede subito sia la colata del 1852 (a nord) che quella del 1991 (a est).
Ai margini del sentiero si notano ancora i segni del precedente paesaggio vegetale costellato in basso da tipici frutteti (pometi, ciliegeti, etc.) sostituiti in quota da piccoli isolotti vegetazionali (“dagale”) a prevalenza di ginestre.
Continuando a camminare, sempre verso nordovest, appare netto il bellissimo quadro fornito, rispettivamente da nord verso sud (destra verso sinistra), da Monte Calanna, il Saltodella Giumenta e Monte Zoccolaro (foto).
Man mano che ci si avvicina a Monte Calanna il paesaggio è dominato da un bellissimo campo di ginestre.
Dopo circa 20 minuti di cammino il sentiero tende a scendere di quota arrivando quindi (dopo altri 20 minuti), attraverso le sciare dell’eruzione 1852-53, a Portella Calanna dove è possibile vedere le artificiali dighe di contenimento costruite dalla Protezione Civile il 2 maggio 1992, per proteggere l’abitato di Zafferana Etnea: venne per l’occasione edificato
un importante rilevato in terra lungo 234 m. e alto 21.
Grado di difficoltà: facile Durata escursione A/R: 2 ore

Monte Fontane: Etna est, 1280 metri. E’ uno dei punti più facili da raggiungere per osservare la Valle del Bove. Vi si arriva dopo aver percorso 4.7 chilometri della SR Mareneve Fornazzo-Linguaglossa (partendo da Fornazzo), all’altezza della Casa Pietracannone (un rifugio). Da qua in poi proseguire in direzione sud (una strada affiancata al Rifugio) e, camminando su un campo lavico, salire in cima al monte.
Grado di difficoltà: facile Durata escursione A/R: 1 ora

Pizzi DeneriPizzi Deneri: Etna nord, 2900 metri, veramente ad un passo dalla cima.Vi si arriva da Piano Provenzana, da cui dista circa 11 chilometri. E’ un’impresa titanica, dopo circa 4 ore di robusta camminata sul deserto lavico della pista di risalita per i crateri centrali.
Da Pizzi Deneri la Valle del Bove è uno spettacolo unico ed emozionante. Una lunga scia nera, enorme e piena di crateri spenti, che arriva sino al bellissimo mare di Sicilia.
Uno dei sentieri più belli (e ardui) per arrivarci è quello che parte dal Rifugio Citelli e sale per la cresta settentrionale della Valle del Bove (Serra delle Concazze, 2400 metri).
Certamente una delle esperienze di maggior suggestione regalate dal gigante siciliano. Indimenticabile lo spettacolo offerto dai meravigliosi panorami dell’Etna (foto): la nera vallata a centinaia di metri di vertiginosa profondità; il deserto lavico; i crateri sommitali a ovest;
il panorama di tutti gli altri coni spenti qua e là. In questo scenario quasi surreale si arriva a Pizzi Deneri: una distesa di sabbia nera riempita dalle bianche cupole dell’Osservatorio Vulcanologico, scenario degno di un set lunare. La giusta conclusione di un viaggio nel fantastico. Spettacolare il ritorno, al contrario, con il mare di fronte.
Grado di difficoltà: difficile Durata escursione A/R: 5 ore

La Montagnola: Etna sud, 2500 metri. Quasi all’opposto di Pizzi Deneri, vi si arriva o dopo aver camminato per circa 3 ore dal Piazzale Sapienza o dopo aver preso la funivia che in neanche 20 minuti arriva proprio qua. Eccellente il panorama con tutti i crateri spenti della vallata che si spalmano al vostro esterrefatto sguardo.
Grado di difficoltà: difficile Durata escursione A/R: 4 ore

Schiena d'AsinoSchiena dell’Asino: Etna sud, 2100 metri. Vi si accede percorrendo 2 chilometri della SP92 dal Piazzale Sapienza in direzione Zafferana. Qua, sulla sinistra, è l’ingresso per questo sentiero che dopo circa 2 ore di camminata, tra iniziali boschi a cui segue il deserto lavico, arriva in questo meraviglioso e incantato panorama sulla vallata.
Il sentiero inizia subito in salita tra i pini e le ginestre, pronto ad aggirare il Monte Salifizio per conquistare la Valle del Bove. Dopo 200 metri fa un curvone sulla sinistra e 100 metri dopo, seminascosto tra gli alberi, è un sentierino che taglia in direzione est (cioè va verso destra) e permette di evitare una serie di tornanti della normale strada sterrata. Se non lo individuate continuate ad andare per la strada su cui siete.
Con un po’ di attenzione si vedono in alto le bocche a bottoniera del 1892 e in basso quelle del 1792. Dopo circa 2,5 chilometri si arriva al punto più elevato: la Valle del Bovesi stende ai piedi del visitatore in uno scenario tra i più grandiosi sull’Etna (foto).
Schiena dell’Asino è proprio all’inizio della famigerata valle, formando il vertice più elevato della sua parete meridionale. A ovest, da sinistra verso destra, si vedono la Montagnola e il cratere del 2001 (tra i due il Canaluni ’a rina, il passaggio per scendere alla valle); più in alto la cima fumante del vulcano.
Di fronte (nord), l’altro confine della vallata costituito (da sinistra verso destra) da: Pizzi Deneri, Serra delle Concazze, Serracozzo, Monte Rinatu, Monte Scorzone, Monte Cerasa, Monte Fontana e Monte Cagliato. A est si intravede il Salto della Giumenta e Monte Calanna. Sotto il nostro sguardo la Valle del Bove si apre ancora più stupefacente con una serie di crateri spenti sparsi qua e là.
Grado di difficoltà: medio Durata escursione A/R: 3 ore

 
LE GROTTE

Il vulcano ha formato, nel corso di millenarie colate, diverse grotte di scorrimento lavico. Spesso la lava, durante un’eruzione, si ingrotta (ovvero: si nasconde sotto terra formando delle cavità) per poi uscire improvvisamente chissà dove !
Le grotte etnee presentano classiche striature dovute alla direzione di scorrimento del fiume di lava che ne ha inciso le pareti.
Alcuni pipistrelli ne hanno fatto dimora mentre nel recente passato sono state contenitori di ghiaccio che poi veniva trasportato, d’estate, nei paesi etnei. Fin quando l’energia elettrica ha fatto fuori questi “nivaroli”.

Segnaliamo:

Grotta dei Ladroni:

Etna Est, facilmente raggiungibile dopo quasi 11 chilometri della bellissima strada che da Fornazzo sale verso Piano Provenzana. Situata dentro un bel campo di betulle etnee, questa grotta di scorrimento lavico presenta diverse aperture semiverticali nel terreno. L’ingresso principale, che è il primo che si incontra venendo dalla SR Mareneve, è caratterizzato da una ripida scalinata in pietra lavica scavata nella roccia. Una volta dentro è possibile percorrere quasi completamente in piedi l’intera cavità.

Grotta del GeloDa una delle aperture esterne si erge un tronco di betulla che nasce proprio dalla grotta.

La cavità deve il suo nome alla leggenda che vuole in questo sito essersi rifugiata una banda di ladri.
Grado di difficoltà: facile Durata escursione A/R: 1/2 ora

Grotta del Gelo: Etna nord, 2050 metri. E’ un’impresa bellissima arrivarci. Così chiamata per la sua perenne patina di gelo. Contattarci per maggiori info.
Grado di difficoltà: difficile Durata escursione A/R: 6 ore

 

 
LA PISTA ALTOMONTANA

AltomontanaEccezionale percorso di 36 chilometri che aggira il vulcano, alla costante quota di 2000 metri, descrivendo un arco nord-ovest-sud. Si può percorrere a piedi o in bicicletta e durante questo percorso si incontrano diversi rifugi aperti a tutti, colate laviche, boschi, grotte, vulcani spenti … E’ il percorso naturalistico sull’Etna per eccellenza, proprio perché abbraccia tutto quello che c’è da vedere.
Ma è anche il più duro e richiede, se si vuole fare tutto, almeno un paio di giorni di buone camminate.
Partendo dalla Caserma Pitarrone (ma se si preferisce si può iniziare anche dalla parte opposta), che si trova sulla SR Mareneve Fornazzo-Piano Provenzana-Linguaglossa (17 km dopo Fornazzo o, se preferite, 13 dopo Linguaglossa) all’altezza del rifugio Ragabo, percorriamo questa incontaminata strada sterrata.

Questi i punti di maggior interesse:

Km 0 Partenza-Caserma Pitarrone, dentro una fitta e maestosa pineta tra le più spettacolari al mondo.
Km 4.5 Grotta delle Femmine, una delle tante di scorrimento lavico che andremo incontrando.
Km 5.8 Grotta dei Lamponi e deviazione per il rifugio Timparossa.
Km 6.0 Passo dei Dammusi: campo lavico (eruzione decennale 1614-1624) con lave “a corda” (foto), come affusolate, dovute ad un lento raffredamento del magma.
Km 6.7 Faggeta spettacolare
Km 18.4 Bosco di Maletto
Km 23 Campo lavico estesissimo mentre sulla sinistra si vedono i faggi che qua raggiungono l’areale più alto d’Europa (1800 metri). Paesaggio grandioso con numerosi crateri spenti qua e la.
Km 36 Cancello Milia, fine Altomontana

Eccovela tutta quanta:

Pineta RagaboKM 0 – 16,8 km dopo Fornazzo (o, se preferite, 13,2 km dopo Linguaglossa), sulla SR Mareneve da Fornazzo a Linguaglossa, all’altezza del Rifugio Ragabo è l’imbocco di una pista sterrata che si addentra nella Pineta Ragabo. Spettacolare la sequenza dei giganteschi pini. Dopo1,5 km, sulla destra, una deviazione che porta al rifugio Caserma Pitarrone. Si continua invece dritto e dopo 200 metri una sbarra della Forestale indica l’ingresso della Pista Altomontana. Qua azzeriamo il contachilometri e scaldiamo le gambe, pronti a marciare.
KM 0,1 – Subito la strada si immerge nella recente colata del 2002. A nord si vede la sagoma dei Peloritani che delimitano la vallata sottostante, quella dell’Alcantara. Bellissimo lo scorcio che, in verità, tanto scorcio non è.
KM 0,5 – Si entra in un bosco misto di faggi e castagni scampati all’eruzione del 2002.
KM 0,8 – Siamo sulla lava del 1923 e sulla destra ancora il bel panorama dei Peloritani. Alcuni pini iniziano la colonizzazione della colata. Sullo sfondo settentrionale, in rilievo sulla catena montuosa dei Peloritani, l’inconfondibile cocuzzolo di Rocca di Novara.
Altomontana, Colata LavicaKM 1,2 – Piccola zona attrezzata e ingresso del sentierino di Monte Rossello. Quindi la strada esce ancora dal bosco e si tuffa nella colata del 1911.
KM 1,8 – Sulla sinistra si notano le bocche laviche e il percorso della lava da esse uscita.
KM 4 – Tra ginestre e splendidi panorami si arriva a un trivio: a sinistra porta al Rifugio aperto di Timparossa; a destra scende per Grotta delle Palombe (si noti un pagliaio, per ripararsi in caso di maltempo, all’inizio di questa strada). Noi proseguiamo dritto (ovest).
Grotta delle Palombe Si accede con una certa facilità grazie a un accumulo di detriti, scendendo per circa 13 metri. L’ultimo tratto della grotta è ben conservato.
KM 4,5 – Sulla destra il sentierino per Grotta delle Femmine, a neanche 20 m.
Grotta delle Femmine Grotta abitata fin dai tempi preistorici, accessibile attraverso un pozzo di 4 metri. Sulle pareti si osservano delle tipiche lave incurvate.
KM 5,1 – Lasciato il bosco inizia una spettacolare distesa basaltica di lave cordate del 1614: la colata dei 10 anni.
KM 5,8 – 1700 m. d’altitudine. A sinistra deviazione per il Rifugio Timparossa (dopo circa 1,5 km). Si prosegue dritto per l’Altomontana.
Grotta dei Lamponi Prendendo la deviazione per il Rifugio Timparossa, dopo circa 20 metri salire a destra (nordovest) proprio sulla colata lavica. Camminando sulla colata, dopo circa 100 metri si arriva alla Grotta dei Lamponi (il percorso è spesso segnalato dalla presenza di omini lavici o da bastoni infilati nella roccia). Lungo la Pista Altomontana che giunge da Piano Provenzana (Linguaglossa), si aprono lungo le lave del Passo dei Dammusi delle splendide cavità vulcaniche. La Grotta dei Lamponi è facilmente visibile per il crollo della volta; essa deve il suo nome a una folta popolazione di alberi di lampone nei dintorni della cavità. È lunga circa 700 m. e vi si accede tramite una scala scavata nella roccia lavica. Il primo ambiente interno è molto ampio e dopo qualche metro perde luminosità e altezza. Ancora qualche passo e si arriva al secondo ambiente illuminato da un foro nel tetto.
Passo DammusiKM 6,0 – Passo dei Dammusi: esemplare scenario delle lave cordate della colata 1614-1624.
KM 6,7 – L’Altomontana entra in una specie di regno degli gnomi: una spettacolare faggeta. Con qualche pino e pioppo. Bellissimi i contrasti (frequenti nell’Etna) tra vegetazione (simbolo di vita) e roccia nera (simbolo di morte).

 

 
Monte Santa MariaKM 7,7 – Rifugio di Monte Santa Maria. Subito dopo, sulla destra, il Monte Santa Maria, pieno di ginestre. Costeggiando il monte si vede sulla destra un sentierino che porta alla Cisternazza e sulla sinistra si può tentare per la Grotta del Gelo (3 ore).
KM 8,5 – Sempre dentro questa indimenticabile faggeta, un bivio sulla sinistra da non prendere (anche se poi si riunisce a questa strada).

 

 

 

Altomontana, FaggetaKM 9,5 – Sempre dentro il bosco. La strada inizia una ripida discesa.
KM 10 – Sulla destra un curioso stanzone in pietra lavica. Ottimo in caso di pioggia.
KM 10,5 – Si vede Randazzo, che appare improvvisa grazie a un braccio della colata del 1614 che interrompe per qualche centinaio di metri il bosco, che subito dopo inizia nuovamente.
KM 11,2 – Sulla sinistra la vecchia strada interrotta dalla lava del 1981 che arrivava a Monte Spagnolo. Sulla destra continua lo sterrato normale.
KM 12,2 – Nel bosco, con qualche mucca, ecco il Rifugio Saletti. A destra la strada porta per la Cisternazza. A sinistra si mantiene l’Altomontana. Siamo a circa 1350 m., punto più basso di questa strada.
KM 13,2 – A destra la deviazione per Pirao.
KM 13,5 – Siamo sulla colata del 1981 appena colonizzata dalle prime erbacee.
KM 14,5 – Poco prima di rientrare nel bosco, sulla destra in fondo, si vedono alcune
bocche del 1981.
KM 15,1 –Sulla destra bivio per Monte Piluso che comunque poi si riunisce all’Altomontana. Sempre sulla destra si vede Monte Spagnolo, boscoso. Subito dopo sulla sinistra la strada di cui al km 11,2.
KM 15,3 – Sulla destra il rifugio di Monte Spagnolo e sulla sinistra la Casermetta.
KM 15,3 – Sulla destra il rifugio di Monte Spagnolo e sulla sinistra la Casermetta. Bella zona boschiva. Siamo adesso dentro una pineta.
KM 16,2 – C’è un bivio che imboccato sulla destra porterebbe a Monte Piluso. L’Altomontana prosegue sulla sinistra. Adesso si cammina dentro una colata remota.
KM 17,7 – Puntiamo a sud. Altra deviazione per Monte Piluso. Ancora bosco.
KM 18,4 – Siamo nel Bosco di Maletto. Sulla destra deviazione per monte e Rifugio La Nave.
KM 21,6 – Sulla sinistra deviazione per monte e Rifugio Maletto. Sempre dentro un bellissimo bosco misto di faggi e pini.
KM 22,1 – Sulla destra deviazione che scende verso Poggio del Monaco, Case Pappalardo…

MalettoKM 23,0 – 1750 m. Siamo nel versante ovest del vulcano e si entra per circa 100 metri in un campo lavico. Sulla sinistra, in alto, maestosi, i faggi che qua raggiungono l’areale più alto in Europa (1800 m. circa).
KM 23,2 – Sulla destra sentierino (poco frequentato) per Monte Egitto, Monte Lepre e Monte Rosso.
KM 23,5 – Paesaggio grandioso circondato dalla lava del 1759. Sulla destra una serie di “figli” dell’Etna che da nord a sud sono: Monte Egitto, Monte Lepre, Monte Nuovo (sciaroso, ovvero: coperto da sabbia vulcanica), Monte Rosso, Monti De Fiore I e II e Monte Nunziata (questi ultimi tre completamente sciarosi).

La vetta del vulcano più alto d’Europa scruta immobile, solenne, il piccolo visitatore. La Natura ci domina.
KM 24,2 – Siamo al Rifugio di Monte Scavo e sulla destra il sentiero per Monte Egitto. In alto, nerissima, la scia della colata del 1999.
Grotta di Monte AnnunziataKM 25,4 – Accostata alla pista, sulla destra, la Grotta di Monte Nunziata e il bellissimo e nudo monte omonimo. Lave a corda.
KM 26,2 – Attraversando la colata del 1999 si entra in un bosco di betulle e sulla sinistra è un bellissimo pagliaio.
KM 27,9 – Rifugio di Poggio la Caccia (o Palestra).
KM 28,2 – Siamo nel punto più alto dell’Altomontana, circa 1950 m., tra Monte Palestra e Monte Fornello.
KM 29 – Rifugio della Galvarina. A destra deviazione per Piano Ginestre, Monti De Fiore… Vediamola.
KM 0 – Partiamo dal Rifugio della Galvarina e imbocchiamo la strada che scende sulla destra (verso nord).
KM 0,5 – Sulla sinistra un bivio per Monte Intraleo, ma proseguiamo dritto (verso nord).
KM 1,4 – Sulla sinistra deviazione per Monte Gallo, Intraleo… Ignoriamola.
KM 1,9 – Siamo dentro una pineta che avvolge Monte Capre e Monte Rosso. Al bivio si gira sulla sinistra (ovest).
KM 2,6 – Dopo una brusca discesa tra la pineta, si arriva alla base dei Monti De Fiore, sciarosi.
KM 4,2 – Bivio a destra da non prendere. Continuiamo mantenendoci sulla sinistra.
KM 4,9 – Si vede un bellissimo scorcio, in alto a destra, del cratere di Monte Nunziata. Nella sciara, tra molte ginestre, arriviamo a un bivio dove è una monumentale quercia centenaria (cene è anche una, leggermente più piccola, di fronte). Siamo all’imbocco dei sentieri Piano delle Ginestre e l’Anello della Grande Quercia (vedi a seguire). A destra si arriva, dopo 900 metri, a Monte Egitto. A sinistra si scende verso Piano delle Ginestre.
KM 29,6 – L’Altomontana entra in un campo lavico.
KM 31,7 – La strada perde quota ed entra in un bosco misto che poi diventa tutta
pineta (Pineta di Biancavilla).
KM 34,4 –

Rifugio Menza e (attraverso una deviazione sulla sinistra) il Giardino Botanico Nuova Gussonea di proprietà dell’Università di Catania e chiuso da un possente cancello. Assurdo chiudere qualcosa in un posto già di per sé chiuso e assurdo non permetterne la visione a coloro che si trovano a quasi 2000 metri d’altezza, a contatto con la natura. Tra l’altro il giardino, vero e proprio parco dentro il parco, ha diverse zone di interesse che lo rendono un sentiero tra i più divertenti e semplici (anche grazie alla vicinanza con la strada transitabile dai normali mezzi). Che questo appello diventi… magia!
KM 36 – Cancello Milia: limite meridionale dell’Altomontana.
I BOSCHI

La lava distrugge e nello stesso tempo è vita. La straordinaria fertilità del magma etneo ha permesso il continuo ripopolamento delle zone precedentemente incendiate dal fiume di fuoco. Sull’Etna ci sono diversi, splendidi boschi dominati dal faggio, dai pini, dalle querce, dai castagni, dalle betulle, dalla ginestra … Segnaliamo:
Castagno dei cento cavalliCastagno dei 100 Cavalli: Etna est, nei pressi del paese di Sant’Alfio. Simbolo degli alberi etnei, con la sua millenaria longevità. Una circonferenza di oltre 22 metri lo rende il più grande castagno del mondo. L’Etna, per inciso, è ricchissimo di alberi secolari (soprattutto querce).

Bosco della Cubania: Etna est. Vi si arriva dopo aver percorso 6 chilometri della SR Mareneve Fornazzo-Linguaglossa (partendo da Fornazzo). Oltre a diversi campi lavici che in alcuni punti hanno spianato il bosco, si notano molti faggi, pini, querce e ginestre dell’Etna.
Grado di difficoltà: facile Durata escursione A/R: 2 ore

Pineta Ragabo: Etna nordest, a circa 15 chilometri da Linguaglossa, imboccando la SR Mareneve direzione Piano Provenzana. Spettacolare pineta.
Grado di difficoltà: facile Durata escursione A/R: 2 ore

Bosco di Maletto: Etna nordovest, a circa 10 chilometri dal paese di Maletto.
Grado di difficoltà: medio Durata escursione A/R: 3 ore

 

L’ANELLO DELLA GRANDE QUERCIA

Grande querciaDivertentissima idea a cavallo tra lo spirito naturalistico e quello sportivo. Questo itinerario,
simpaticamente (ma estremamente) faticoso, come una montagna russa sale e scende da quattro crateri avventizi.
Esaltanti i momenti in vetta. Si parte dalla grande quercia (foto) iniziando la scalata del limitrofo Monte Lepre. In neanche 15 minuti si arriva sulla vetta (1559 m.) di questo monte e durante la salita capita spesso di vedere altre secolari querce. Una volta giunti in cima l’interno di Monte Lepre appare boscosissimo, testimoniando l’origine remota di questo cratere. L’interno del cratere è facilmente raggiungibile aiutandosi, durante la discesa, anche con i tronchi degli alberi. Sempre dalla vetta si può godere perfettamente dell’itinerario che sarà, spianandosi perfettamente tutti gli altri coni avventizi. Adesso prendiamo le misure per il prossimo: Monte Nuovo, brullo che più brullo non si può. Si lascia quindi Monte Lepre in direzione sud puntando il sottostante bosco a cui segue la sagoma nuda di Monte Nuovo. Monte Lepre si discende facilmente e quindi come detto si entra in questo bosco che ha colonizzato parte della colata lavica del 1763. Si vedono zone tra le ginestre e i pini in cui la lava si èingrottata (ovvero: si nasconde sotto terra formando delle cavità). Si giunge alla base di Monte Nuovo e inizia un’ardua scalata dovuta al fatto che il cono è sciaroso (ovvero: coperto da sabbia vulcanica) e quindi molto scivoloso. Un bastone è praticamente indispensabile per aiutarsi nella ripidissima ascesa. Conviene puntare uno dei due solitari alberelli che sono presenti a metà del monte in modo che una volta raggiunti ci si possa appoggiare per riposarsi. Sulla sinistra (est) si vede la pineta di Monte Rosso e le bocche del 1763.
Monte NuovoIncontrando diverse bombe laviche, dopo circa20 minuti si giunge sulla cima di Monte Nuovo (1670 m., foto), originatosi dall’eruzione del 1763.
Il panorama in vetta è una cannonata: sia dell’interno del piccolo cratere che a 360 gradi. Da quassù, puntando sempre verso sud, si può studiare la prossima mossa e cioè: il canale tra i due Monti De Fiore, anch’essi sciarosi. La discesa è estremamente ripida e consigliamo di effettuarla praticamente sciando sulla cenere vulcanica. Un’altra opzione, sempre vincente, è quella del sedere a terra e via! Una volta scesi si imbrocca la colata lavica, scura, del 1763 (riconoscibile per il colore pallido delle prime forme vegetazionali) e subito dopo si punta il largo canyon tra i due Monti De Fiore. Siamo adesso sulla colata lavica del 1974 e ascendiamo al Monte De Fiore I, quello a sinistra (est). Anche in questo caso la salita, vista la sabbiosità del terreno, risulta molto faticosa. Forse meno ripida di Monte Nuovo, ma molto più scivolosa visto che in questo caso siamo in presenza più che di sabbia vulcanica di levigatissime scaglie di lava.
I Monti De FioreI Monti De Fiore (foto) si formarono nel 1974 e sono i prodotti di un’eruzione eccentrica (indipendente dal condotto centrale dell’Etna e quindi pericolossissima, perché imprevedibile). L’attività stromboliana (cioè di espulsione di prodotti vari) fu intensissima (con brandelli di lava che arrivarono a quasi un chilometro di altezza), e ne sono testimoni tutte le varie scorie, bombe laviche, frammenti vari… che qua si trovano. Si arriva ai 1731 metri della cima, dalla quale si vedono diverse bocche eruttive e il solito indimenticabile panorama esaltato dalla geniale teoria di crateri avventizi che si dispiegano, soprattutto, a ovest. Da Monte De Fiore I si punta verso est Monte Rosso che si raggiunge dopo aver attraversato una splendida pineta. La sua ascesa è facile e permette di arrivare alla quota di 1876 metri. Bellissimo il cratere boscato. Da Monte Rosso si procede verso nord per le bocche del 1763 e quindi, riscendendo verso il bosco, si ritorna alla grande quercia, avendo sempre come riferimento sulla sinistra Monte Nuovo e oltre Monte Lepre. Itinerario indimenticabile per la continua sensazione di soddisfazione data dai panorami, dalla piacevole fatica e dalla vetta dell’Etna, sempre vigile.
Arrivare al punto di partenza (la grande Quercia secolare) è già di per se un’impresa dovendo percorrere 6 chilometri a piedi dal rifugio forestale di Piano delle Ginestre (raggiungibile in vettura da Bronte, Etna ovest)
Mandarci una mail per maggiori informazioni.
Grado di difficoltà: difficile Durata escursione A/R: 4 ore (dalla grande Quercia, andata e ritorno)
CIMA (da 3000 a 3300 metri)

Cima e Crateri dell'EtnaIl vulcano presenta in cima 4 crateri (foto otto) dei quali almeno uno è, praticamente, sempre attivo. E’ possibile arrivare con normali mezzi di locomozione ad una quota massima di 2000 metri, sia a nord (Piano Provenzana) che a sud (Piazzale Sapienza); da qua in poi è possibile prendere una funivia che giunge sino a 3000 m e da la in poi, in circa un’oretta di camminata, si può raggiungere la vetta.
Quassù lo zolfo è una (spesso) fastidiosa e costante presenza.

 

 
Coccinella tra la Lava dell'EtnaIn neanche un’oretta si può effettuare il giro completo della vetta avendo quella bellissima sensazione che si prova solo in areo quando il paesaggio in basso, in una giornata limpida, assume contorni fiabeschi.
Esperienza zen-naturalistica. Non ci sono altre parole da aggiungere. Ah, forse una !
Lo sapevate che in cima si riproducono le coccinelle ? (foto)
Grado di difficoltà: difficile Durata escursione A/R: 5 ore (a piedi da Piano Provenzana o dal Rifugio Sapienza)

 

 
LA CIRCUMETNEA

Circumetnea

E’ un trenino che aggira l’Etna alle sue pendici, attraverso un arco ovest-nord-est. Parte da Catania (3 m s.l.m.) ed arriva a Riposto (18 m s.l.m.) passando dal punto più alto di Maletto (924 m s.l.m.). Percorre questi 110 chilometri in poco più di 3 attraversando campi lavici, boschi, colate di ogni epoca, vigneti tipici, noccioleti … e panorami incantevoli con mamma Etna sempre a dominare il tutto.
E’ certamente un’esperienza molto particolare, con la magia tipica dei trenini. Caratteristici i paesini etnei dai quali passa e che possono quindi essere l’idea per una sosta. Randazzo su tutti.

Tantissimi sono i sentieri che si sviluppano su tutti i versanti del vulcano come altrettanto numerosi sono i crateri spenti che a centinaia circondano, a tutte le quote, l’apparato principale. Il paesaggio visto dall’alto, difatti, mostra un gigantesco complesso centrale (l’Etna) e tutto attorno una serie infinita di piccoli rigonfiamenti (i figli dell’Etna, o crateri spenti).
Oltre quota 2000 la vegetazione scompare e rimane il solo deserto lavico: un’infinita distesa nera che sembra arrampicarsi in cielo. E’ stupefacente anche la dimensione di questa montagna che domina la Sicilia orientale da qualunque parte la si osservi.

Vi consigliamo di contattarci per maggiori delucidazioni e per scoprire tutti gli itinerari
del vulcano più alto d’Europa.

Ricordiamo che il responsabile della sezione cultura e natura di MammaSicily è lo scrittore Giovanni Vallone, autore dell’ultima guida aggiornatissima dell’Etna.
Infine, vi lasciamo con un augurio: che possiate trovarvi da queste parti mentre è in corso una delle frequenti eruzioni che caratterizzano questo vulcano attivo. Tra boati e fontane di fuoco passerete una delle notti più belle della vostra vita.

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