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I dintorni di Caltagirone

I dintorni di Caltagirone

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I dintorni di Caltagirone
I dintorni di Caltagirone
Colle_3
Colle_3
I Dintorni di Caltagirone La zona di Caltagirone è veramente ricchissima di aree archeologiche, avendo avuto una frequentazione umana risalente a millenni addietro.

Montagna a nord di CaltagironeLa Montagna, si trova a nord di Caltagirone e comprende una serie di piccole alture dove sono presenti oltre 1500 tombe scavate nella roccia, di origine preistorica. Sono del tipo a forno ma ve ne sono anche a tholos, ossia a forma circolare con volta ad ogiva, preceduta da un piccolo vestibolo. Questo tipo di tomba è di chiara impronta micenea.
La necropoli della Montagna è databile a partire dal 2000 a.C. circa. Sono solo tombe e l’abitato, o era di capanne  o si trovava in uno dei numerosi siti vicini.
La Montagna si può dividere altimetricamente in tre zone ciascuna delle quali comprende varie contrade: Montagna Alta (contrade Di Bernardo e D’Alessandro); Montagna Media (contrada Castelluccio); Montagna Bassa (contrada Rocca).
Le tombe hanno restituito spade e daghe in bronzo, fibule, anelli d’oro micenei. vasi di ceramica fatti al tornio …In origine le tombe erano chiuse da un portello in pietra, coperto esternamente da pietre. Paolo Orsi, il più famoso degli esploratori della Sicilia, riuscì a penetrare in alcune intatte scoprendo numerosi oggetti in bronzo che presentavano diverse analogie con l’artigianato miceneo. All’interno del vano tombale, di solito, erano alcuni letti funebri in pietra e nicchie scavate sulle pareti interne, per la deposizione di oggetti. In una di queste tombe è stata ritrovata una splendida spada di bronzo, conservata al museo di Siracusa, che ancora una volta presenta analogie con l’artigianato miceneo. Nella zona più bassa della Montagna, sotto la strada statale si trova un’altra tomba a tholos, questa volta, trasformata nel 1500 in chiesa cristiana. Oggi è in rovina ma si può ancora apprezzare nell’abside un dipinto raffigurante la Madonna e la Crocifissione purtroppo rovinato da vandali e dagli agenti atmosferici.


Monte San MauroMonte San Mauro
(in foto la mappa), a sud di Caltagirone, è formato da cinque colli che hanno ospitato i Siculi fino al VII secolo a.C. quando i Greci ne presero il posto. Per visitare l’area degli scavi si può imboccare via Porto Salvo, dietro S. Maria di Gesù. In queste collinette, che non superano i 550 m di altitudine, ha vissuto una popolazione che certamente aveva importanti contatti con la potente e vicina Gela. Nel colle 3 si vede un sistema di mura difensive a tratti intervallate da spuntoni di roccia lungo il ciglione nord-ovest. Ci sono anche alcune abitazioni di pianta quadrangolare e grandi pithoi per la conservazione di derrate alimentari.
Inoltre si vedono i ruderi di un imponente edificio rettangolare, diviso in due da un muro di terrazzamento e che si suppone sia stata la residenza (anaktoron) di un principe locale o un edificio sacro (che richiama alla mente quello di monte Bubbonia)
Ai piedi del colle 3, sul predio Barravecchia, era la necropoli. I numerosissimi reperti di San Mauro si trovano al Museo Archeologico di Siracusa mentre il noto rilievo con sfingi affrontate e scene di danza è nel locale Museo Regionale della Ceramica.
Monte Balchino (contrada Altobrando, in foto la mappa) si trova a nord-est di Caltagirone. E’ un pianoro a cui si arriva imboccando la strada che porta a Raddusa dallo svincolo sud di Caltagirone; dopo averla percorsa per circa 4 km, e superata una ripida discesa a tornanti ed un rettilineo, si scorge sulla destra l’imbocco di una stradina non asfaltata segnata come sp92 che conduce in una profonda valle sulla quale prospettano a sinistra la massa rocciosa di monte Frasca e a destra quella di monte Balchino.
Fu abitato dal XIX al V secolo a.C. subendo, anche in questo caso, il passaggio più o meno forzato dai Siculi ai Sicelioti (greci di Sicilia). Fu, molto probabilmente, un avamposto fortificato (phrourion) per il controllo del territorio, essendo sulla direttrice che dalla potente Gela portava verso l’entroterra.
Era certamente circondato da un’imponente muro di cinta. Le mura, che affiorano quasi ovunque per un’altezza di circa 2 o 3 filari, si possono datare all’incirca al VII sec. a. C.
Alcuni rifacimenti ed aggiunte in diversi tratti sono stati datati a poco prima della distruzione del sito.
Di tecnica isodoma è anche una robusta torre quadrangolare, di m 2,50 x 6,50, impostata a metà del lato ovest della cinta e conservata per un’altezza di circa 3 m.
All’interno dell’abitato si nota anche un poderoso palmento (?) interamente scavato nella roccia, formato da tre vasche disposte su tre livelli.
Le case avevano vani quadrangolari con piani di calpestio in terra battuta. Sui versanti nord e sud del monte sono state riconosciute delle necropoli con tombe a semplice fossa o a camera scavata nella roccia. Il sito fu distrutto verso la metà del V sec. a. C.
Tantissima la ceramica ritrovata ed esposta presso il Museo Archeologico Regionale di Siracusa.
Monte Balchino Sant’Ippolito si trova a nord-est di Caltagirone ed è raggiungibile dalla strada detta “delle Sfere” che conduce alla superstrada per Catania.
Il pianoro, a 400 metri di altitudine, risulta quasi inaccessibile. Il colle segue le vicende dei siti vicini avendo tracce di vita dalla preistoria al VII secolo a.C.  Nella parte bassa ed orientale del colle, venne alla luce un villaggio dell’età Neolitica (5000 a.C. !)  con fondi di capanne, resti di focolari, frammenti di ceramica del tipo di Stentinello, caratterizzata da motivi semplici e geometrici prodotti ad impressione o incisione  e avanzi di industria litica con asce e punte di freccia.
Ceramiche di Sant’IppolitoLa parte alta del pianoro era invece occupata da un successivo villaggio dell’età del Rame, destinato ad entrare nella storia grazie alle originali ceramiche (foto) dipinte con colore scuro su fondo giallo-rossiccio nelle quali i motivi decorativi sono costituiti da fasce di linee verticali, orizzontali e triangolari. Questo stile (facies) del III millennio a.C. venne chiamato, appunto, di Sant’Ippolito. Sono state ritrovate fiaschetta ovoidale ad una sola ansa (di derivazione cipriota), vasi emisferici con beccuccio cilindrico (di derivazione cretese), fruttiere con basso piede conico.Questo stile, data la somiglianza, sembra abbia influenzato la successiva ceramica di Castelluccio che fu prodotta per oltre 500 anni, dal 2200 al 1400 a.C. circa. La maggior parte dei materiali recuperati si trova nelMuseo Archeologico Regionale di Siracusa e nel locale Museo della Ceramica.

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