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Isola di Capo Passero

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Isola di Capo Passero

Isola di Capo Passero

Isola di Capo Passero
Isola di Capo Passero
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grotta-polipo
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All’estremo sud della Sicilia troviamo questo isolotto lungo 1300 m, largo 500 m ed esteso per circa 37 ettari.

Una perla floristica tra lo Jonio e il mar Africano da essere inclusa dalla Società Botanica Italiana nei biotipi di rilevante interesse botanico della Sicilia.

Nella sua parte occidentale, quella più vicina alla costa, l’azione combinata delle maree e dei venti ha formato una bellissima spiaggia. In questa zona la vegetazione è quella tipica dei litorali sabbiosi con la presenza dell’euforbia pepilis, del giglio di mare (o Pancrazio) e della rughetta marina.

A nord si trova una tonnara, risalente al duecento, ormai abbandonata e dove ancora si notano un gran numero di ancore ormai arrugginite: servivano a fissare al fondo del mare le pesanti reti che conducevano i tonni verso la “camera della morte”.

Al centro l’isola è popolata dalla palma nana, recentemente classificata come specie protetta.

Oltre al coniglio vivono sull’isola almeno due specie di lucertole che prolificano numerose per la mancanza assoluta di predatori. L’avifauna è composta soprattutto da numerosi passeracei (da cui il nome dell’isola) che fanno la spola fra la vicina costa e l’isola: fanelli, verdoni, cardellini, beccamoschini, saltimpali ed altri ancora. Gli scogli isolati e la costa nord-occidentale a picco ospitano numerose specie di gabbiani.
Si trovano ancora, in piccoli banchi, cefali, spigole, saraghi, sogliole e aragoste.
Fino ad una trentina d’anni fa le spiagge a ridosso del paese di Portopalo erano utilizzate abitualmente dalla tartaruga marina (Caretta caretta) per la deposizione delle uova.

Di grande pregio sull’isola è certamente la cinquecentesca fortezza di Carlo V, probabilmente costruita su qualcosa di preesistente e che occupala parte più alta dell’ isola di Capo Passero. Fu uno dei tanti accorgimenti che i siciliani adottarono contro le incursioni piratesche. Presenta pianta quadrata e si eleva su una motta alta 22 metri.

Nel 1526 la Fortezza fu distrutta da un attacco dal famoso pirata Dragut per poi essere riedificata.
L’ accesso alla fortezza, il cui ingresso è rivolto verso oriente, era regolato da un ponte levatoio. Entrando, si accede subito ad un ampio cortile con un pozzo al centro. Su una balconata si legge la seguente epigrafe: “melius est india urgere qua conmiseratione deplorare 1701” che dovrebbe significare: “meglio sbrigarsi (agire, darsi da fare) che deplorare con commiserazione gli eventi (stando a guardare, rassegnandosi)”.

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L’isolotto dà origine anche a diverse grotte marine tra le quali le più famose sono quelle che formano il complesso denominato “Grotte del Polipo” (foto).

 

 

 

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