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Naxos

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Naxos  

 

  Mappa, NaxosE’ il primo posto dove sbarcarono i greci, pare nel 734 a.C., che arrivarono ivi “spinti dai venti”, secondo Eforo. Il suo fondatore (ecista) fu Teocle al quale, quindi, dobbiamo l’inizio della grande epopea siciliana del popolo greco. Qua costruirono una città, tutta in pietra lavica che chiamarono come quella lasciata in madrepatria: Naxos, appunto.

Per inciso la Naxos greca, isolotto delle Cicladi fu dove, secondo la leggenda, Dioniso incontrò Arianna, abbandonata da Teseo, e la sposò.
Ma veniamo ai nostri marinai di 1.000.000 di giorni fa (tanto di questo tempo è passato)
Una volta approdati, fecero a brandelli i maschi del luogo e si “impossessarono” delle donne siciliane, dando origine ad una nuova razza: il siceliota (papà greco e madre sicula) che da li a breve (V secolo a.C.) sarebbe divenuta la più potente stirpe del Mediterraneo, con Siracusa regina e capitale.
A tal proposito, nel 403 a.C., Naxos fu distrutta da Dioniso I di Siracusa che ridusse in schiavitù gli abitanti, punendoli per essersi schierata con gli Ateniesi contro Siracusa.
Fù l’inizio della sua decadenza politica a vantaggio di Taormina, fondata nel 358 a.C. da Andromaco, padre dello storico Timeo, che vi accolse gli esuli di Naxos.
Oggi è possibile vedere i ruderi di Naxos. Si passeggia tra strade che si tagliano ortogonalmente, secondo il classico sistema Ippodameo, con formazione di diversi isolati dove sono ruderi di case, anche abbastanza grandi, con diverse camere, corte a cielo aperto con cisterna, bagno.
Cinta muraria in pietra lavica Di grande pregio sono tratti della bellissima cinta muraria in pietra lavica (foto) che resistette a diversi attacchi.
Il tempo ha ancora di più fortificato questi enormi blocchi di pietra lavica cementati tra loro da un tipico collante greco: l’humus, la terra stessa che si veniva a creare tra le pietre. Un universo fatto di microorganismi animali e vegetali che lega indissolubilmente questi megaliti.
E sfidiamo anche oggi a cercare di scalfire questa muraglia fatta con la durissima pietra dell’Etna.
Naxos Photo ImageVerso sud-ovest si apre un’interessante area sacra (foto) accostata alla quale sono ruderi di due  fornaci usate dal periodo greco a quello bizantino. A ridosso delle mura di cinta si vedono i resti di un grande tempio della fine del VI secolo, rigorosamente con l’entrata rivolta ad est (verso la madrepatria Grecia), che si sovrappose a un sacello più antico.
Naxos crebbe in potenza e verso il VI secolo a.C. coniava monete in argento, tra le più antiche monete della Sicilia caratterizzate sul dritto dalla testa di Dioniso, e sul rovescio da un grappolo d’uva (che in età classica sarebbe stato sostituito da un Sileno, divinità agricola, raffigurato nudo e disteso mentre beve vino)
Dove un tempo scorreva l’antico fiume Santa Venera, proprio a ridosso dell’area sacra, oggi è un piccolo ruscello. Il sito fu abitato sino ad epoca bizantina (VIII d.C.)
E c’è anche un interessantissimo Antiquarium con tutto quanto ritrovato da queste parti, mare compreso.

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