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Oratorio dei Bianchi

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Oratorio dei Bianchi

Oratorio dei Bianchi

Oratorio dei Bianchi
Oratorio dei Bianchi
Palermo-Oratorio-dei-Bianchi-bjs-01
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L’Oratorio della Nobile, Primaria e Real Compagnia del Santissimo Crocifisso, del 1542, conosciuto più semplicemente con il nome di Oratorio dei Bianchi a causa del colore della tunica dei suoi adepti, che sostenevano moralmente i condannati a morte, è la sede di questo museo.
Quindi, partiamo bene …
L’ingresso da via dello Spasimo è preceduto da un bellissimo loggiato tardo-seicentesco su possenti arcate a bugne.
Questa casa museo espone pitture, arredi e sculture varie.

Il piano terra, che sorge sui resti della precedente Chiesa di Santa Maria della Vittoria, mostra splendidi stucchi di serpottiani.

Qua, difatti, sono ciò che resta della decorazione a stucco di due altari realizzati da Giacomo Serpotta tra il 1703 e il 1704 per la chiesa del convento delle Stimmate.
Splendide reliquie queste statue sopravvissute, che raffigurano Santa Rosalia e alcune Allegorie.
Si può in queste sculture, facilmente osservare la grande cura del maestro per gli effetti di chiaro-scuro nei volti e nelle espressioni.

In fondo all’aula sono i resti della Porta della vittoria, del X secolo, quando in Sicilia governavano i califfi !

Questa porta della città, lignea, si chiamava Bab el Fotik e da qui, nel 1071, entrò Roberto Il Guiscardo durante la presa di Palermo da parte dei Normanni. Per celebrare la vittoria sulla città il re fece conservare la porta rinominandola Porta della Vittoria e vi fece dipingere sopra una raffigurazione della Madonna della Vittoria.
Una cosa eccezionale questo reperto !
Attraverso uno scalone monumentale, del 1744 a doppia rampa ed ornato da nicchie, si arriva al primo piano.
Qua l’oratorio presenta pitture parietali sette-ottocentesche, opera di grandi maestri come i Cotardi per i monocromi, i Mercurio e Giuseppe Testa per i temi biblici.
La pala d’altare è opera di Antonio Manno che la firma e data nel 1800.
Quel che rimane del settecentesco pavimento maiolicato, raffigura, nella parte centrale, Mosè che fa sgorgare l’acqua dalle rocce del deserto.
Alle spalle della grande aula oratoriale, nota come la più ampia della città, si aprono due sale destinate all’esposizione di manufatti plastici dei secoli XVII e XVIII.
Segue il fastoso “Salone Fumagalli”, in origine destinato alle riunioni dei confrati, interamente affrescato a trompe l’oeil, nel 1776, da Gaspare Fumagalli.

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