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Museo Archeologico di Aidone

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Museo Archeologico di Aidone

Museo Archeologico di Aidone

Museo Archeologico di Aidone
Museo Archeologico di Aidone
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Fenomenale museo siciliano, in pieno entroterra, a due passi dagli scavi di Morgantina che con i suoi ritrovamenti rende bellissimo questo museo.
Il museo ne illustra la storia dall’età del bronzo all’età romano-repubblicana.
I resti più antichi finora noti di Morgantina sono stati ritrovati sul colle della Cittadella e risalgono al XIII secolo a. C., periodo in cui la zona centrale della Sicilia, secondo la tradizione storica, fu occupata dai Morgeti, popolazione proveniente dal continente alla quale Morgantina deve molto probabilmente il suo nome.
Sempre sullo stesso colle, i coloni calcidesi arrivati dalla piana di Leontinoi, fondarono il loro insediamento urbano.
Nel 459 a. C. l’abitato venne assediato e distrutto dai Siculi di Ducezio.
Intorno alla metà del V secolo a.C. la nuova città sorse nella vicina Serra Orlando con un impianto urbanistico ortogonale tipico delle città greche di nuova fondazione di cui restano poche tracce.
A partire dal IV la città crebbe in floridezza, come si evince dai resti degli edifici monumentali di quell’epoca.
Il museo è ospitato nell’ex Convento dei Padri Cappuccini, realizzato tra il 1611 ed il 1613 sotto la reggenza di Padre Gregorio da Castrogiovanni.
Il museo “protegge” uno dei grandi capolavori dell’archeologia mondiale: laVenere di Morgantina (V sec a.C.), che da sola vale il prezzo del biglietto.
Solenne, sinuosa, questa statua di marmo rappresenta Afrodite (dea dell’amore, della bellezza, della sessualità, della sensualità, della lussuria e dei giardini), divinità amatissima nella Sicilia di quei tempi.
La statua è alta 2,24 metri e sarebbe stata scolpita nel V secolo a.C. , da autore ignoto.
I capelli e i veli del capo mancano e anche il piede sinistro e il braccio, che sono stati rimpiazzati da forme di marmo.

Particolarissimo il cosiddetto “effetto bagnato” del vestito, che mette in risalto i lineamenti del corpo, ed il ricco panneggio a formare ampie pieghe, un dettaglio visibile solo lateralmente o posteriormente.
Il suo atteggiamento eretto, l’espressione del viso sereno rappresentano l’idea classica della bellezza femminile, mentre la grandezza della statua, la qualità della scultura e le rifiniture lasciano pensare che fosse un’immagine sacra esposta nel tempio dedicato alla dea dell’amore.
La Dea fu trafugata dal sito archeologico di Morgantina nella seconda metà del Novecento, per essere poi venduta al Paul Getty Museum di New Jork che l’acquistò ad un’asta a Londra per 28 miliardi di lire. Per rubarla fu tagliata in tre pezzi. Dopo decenni di processi il 17 Marzo 2011 ha fatto il suo ritorno trionfale a casa: qua a Morgantina.
Altro fenomenale possedimento del museo sono gli acroliti un tipo di statua che presso gli antichi Greci veniva realizzata solo nella testa, nelle braccia o mani e nei piedi, utilizzando pietra, marmo o avorio; tutto il resto della statua veniva realizzato con materiale meno pregiato o deperibile o non esisteva affatto, trattandosi unicamente di una struttura di sostegno o di una impalcatura che manteneva le estremità scolpite. Questa struttura veniva poi rivestita con veri panneggi in tessuto. Hanno il sorriso beffardo queste due teste di marmo, con occhi a mandorla privi di pupille, fronte triangolare, labbra carnose e taglienti.
Altro interessante reperto è quello costituito dal cosiddetto tesoro d’argenti: si tratta di 15 pezzi d’argento di inestimabile valore.

 

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